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Il giorno dei giorni di Correggio
Il giorno dei giorni di Correggio, la Correggio del “Liga” ma soprattutto, in una fredda domenica di primavera, la Correggio della C.S.C. e della sua storica promozione in serie A2.

Il successo per 3-1 ottenuto ad Asti vale l’ascesa in paradiso con tre turni d’anticipo, al termine di una gara che riassume, nelle sue due ore di gioco, tutto quel che è stata la stagione dei rossoblu.

Una C.S.C. che soffre, perde il primo set in volata, nel secondo si becca pure due cartellini gialli (a capitan Astolfi e Raimondi) e sotto sino al 20-15 tutti pensano che la festa sarà rimandata quantomeno di una settimana.

Ed invece no, Sangiorgio e tutta la sua immensa classe, Alessandro Ligabue e la sua follia dai 9 metri che vale il 21 pari, capitan Astolfi e quegli occhi spiritati per il sorpasso sul 22-23. Il finale ai vantaggi, l’ace di Bassoli e quel 24-26 che, di fatto, anche se ci sono ancora due set da giocare, vale la serie A.

Sì, perché Correggio ora è un fiume in piena, con Romani che regala uno show in un terzo set dominato dai rossoblu, prima della grande paura nel finale del 4° set. Asti non molla, trova dal reggiano Fabbiani le risorse per rimanere agganciata sino al 21 pari, ma Correggio ha troppa voglia di serie A.

Raimondi mette giù il pallone del -3, lo stesso Fabbiani attacca out per il 21-23 e meno 2 dal sogno, Astolfi schiaccia di pura rabbia il pallone che vale 3 match-point. L’ultimo, quando l’orologio ha appena scoccato le ore 20.00, il capitano lo regala ad uno degli uomini che più ha sognato questa serie A inseguita per tanti anni. Nicola Romani mette giù il pallone del 21-25, poi scoppia in lacrime e annuncia che queste saranno le ultime partite con indosso la maglia della C.S.C. Correggio.

Le lacrime però non sono solo del piccolo grande uomo di Pesaro, ma di tutti quegli uomini che hanno fatto sì che la favola diventasse realtà. Come Matteo Lancellotti, che piange prima, durante e dopo la gara per aver visto la sua famiglia unita in tribuna nel giorno più importante della sua vita.

Inutile sottolinearlo, chi ha sofferto di più nella notte di Asti è stato il capitano, Max Astolfi: semplice e al tempo stesso dolcissimo quel che riesce ad esprimere, stringendo forte i denti per evitare le lacrime: “Mi manchi tanto, papà”.

E lui, coach Gianfranco Astolfi, l’uomo del miracolo Correggio, piange a centinaia di km di distanza da una stanza d’ospedale, attraverso un computer che lo collega con Asti.

L’uomo che ha lavorato giorno e notte, negli ultimi 8 anni, tra palestra, scout e video con una passione smisurata per quella palla che non vuole mai toccare terra.

Non poteva essere in mezzo a loro, ma i suoi ragazzi gli hanno regalato la gioia più grande, conquistandola sul campo e poi dedicandogliela correndo davanti al video per salutarlo: “Questa è per te, prof”.

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Posted on 18 Apr 2012 by Fabio Poncemi
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